Le Fratture di Polso

Le fratture dell’estremità distale del radio (Polso) rappresentano una delle sfide più frequenti nella chirurgia della mano e dell’arto superiore. Le fratture del radio distale rappresentano circa il 17% di tutte le fratture e fino al 75% delle lesioni del polso, risultando tra i traumi più frequenti in assoluto nella pratica clinica. A seconda del tipo di frattura e delle esigenze funzionali del pz, il trattamento può essere sia incruento (gessi e/o tutori ) o chirurgico. La ricerca scientifica e l’evoluzione tecnologica dei materiali garantisce al Chirurgo la possibilità di scelta del mezzo di sintesi che meglio si adatta al “tipo di frattura ” e alle caratteristiche del pz. L’obiettivo è garantire un recupero funzionale precoce, riducendo al minimo il rischio di rigidità articolare e complicanze a lungo termine.

Nelle fratture scomposte e instabili che richiedono un approccio chirurgico (ORIF – Riduzione Aperta e Fissazione Interna), lo standard di riferimento attuale è rappresentato dalle placche volari a stabilità angolare in titanio con tecniche di Chirurgia Mininvasiva. Uno Specialista esperto in Chirurgia della Mano può garantire sicuramente risultati migliori e l’utilizzo di tecniche e strumenti più appropriati e conformo alle ultime linee guida.

  • Stabilità immediata: Questo sistema permette una sintesi estremamente solida anche in presenza di osso osteoporotico (tipico delle fratture da fragilità nel paziente anziano o in quadri di osteoporosi).
  • Mobilitazione precoce: Grazie alla stabilità meccanica della placca, è possibile ridurre i tempi di immobilizzazione in gesso, consentendo al paziente di muovere le dita e il polso precocemente.

In casi selezionati la sintesi è possibile anche “cielo chiuso” ovvero senza incisione chirurgica e tramite una riduzione per “manovre esterne” e una sintesi con fili metallici specifici: fili di Kirschner.

Sia il trattamento con placca e viti che con fili di Kirschner richiedono valutazione Anestesiologica ed anestesia Plessica e/o generale

Come accennato in precedenza, non tutte le fratture richiedono il trattamento chirurgico. Le fratture composte e stabili beneficiano ancora del posizionamento di un apparecchio gessato o di tutori rigidi per circa 4-5 settimane. Tuttavia, i moderni protocolli clinici impongono un monitoraggio radiografico stringente nei primi 7-14 giorni: se la frattura mostra segni di scomposizione secondaria oltre i parametri anatomici limite (inclinazione e accorciamento del radio), l’indicazione chirurgica diventa tempestiva per evitare vizi di consolidazione, deformazioni e/o rigidità articolare con riduzione del range di movimento.

Elemento molto importante è senza dubbio il successivo Percorso Riabilitativo Personalizzato

Fisioterapia precoce focalizzata sulla riduzione dell’edema, il controllo del dolore e sul recupero immediato della flesso-estensione e della prono-supinazione (il movimento di rotazione dell’avambraccio) oltre alla mobilità delle dita. Da non sottovalutare l’importanza di rivolgersi ad un Fisioterapista della Mano.